Il problema della tassa di iscrizione dei dipendenti pubblici agli Albi professionali

27 luglio 2011

Esistono nell’ordinamento alcuni problemi che non riescono a trovare una soluzione da parte del legislatore creando un universo di posizioni più o meno legittime e sostenibili. Anche quando si formano delle posizioni che portano ad una certa direzione, queste possono venire disattese sulla base di autorevoli posizioni di livello istituzionale. È quanto avvenuto con riguardo alla situazione di seguito esposta. 

Il problema in oggetto si pone con riguardo ai pubblici dipendenti la cui assunzione in ruolo, il corrispondente inquadramento e le relative mansioni sono manifestazione della qualifica tecnico – professionale posseduta. 

In particolare la questione riguarda i professionisti legali ed i tecnici abilitati all’esercizio della professione di ingegnere ed architetto. 

Per i primi l’articolo 3 del R.D.L. n. 1578 del 1933 prescrive che l’esercizio della professione legale è incompatibile con qualunque impiego o ufficio retribuito a carico del bilancio dello Stato, province e comuni. Sono esclusi da detta disposizione gli avvocati degli uffici legali istituiti, sotto qualsiasi denominazione ed in qualsiasi modo presso gli enti suddetti, limitatamente alle cause ed agli affari propri dell’ente presso il quale prestano la loro opera. 
Tali soggetti sono iscritti negli elenchi speciali annessi agli albi degli avvocati. 

L’articolo 69 del R.D. 22.1.1934, n. 37, prescrive, inoltre, che nell’elenco speciale deve essere indicato per ogni professionista l’ente al cui ufficio legale il professionista stesso appartiene. 
La giurisprudenza ha ritenuto che ai fini dell’iscrizione negli elenchi speciali il dipendente deve essere addetto all’ufficio legale dell’ente, che detto ufficio deve essere dotato di autonomia nell’ambito della relativa struttura (vedi nota 1), e svolgere nell’interesse di questo ed in via esclusiva l’attività professionale sia giudiziaria che extra giudiziaria (vedi nota 2).
 
L’esclusività dell’esercizio della professione legale nei confronti dell’ente da parte del dipendente iscritto nell’apposita sezione dell’Albo, comporta che la cessazione del rapporto di pubblico impiego determina la mancanza di legittimazione a compiere o ricevere atti processuali relativi alle cause proprie dell’ente (vedi nota 3). 

L’esercizio delle funzioni connesse con il titolo professionale di ingegnere ed architetto, (comprese anche quelle relative alla professione di geometra), con specifico riguardo all’attività di progettazione e di collaudo, svolte negli enti pubblici rappresenta un ulteriore aspetto del medesimo problema, anche se con connotazioni diverse. 

L’articolo 90 del Codice dei contratti precisa che nelle amministrazioni pubbliche i progetti sono firmati da professionisti abilitati all’esercizio della professione, e quindi non è richiesta per tali figure alcuna iscrizione all’albo, salvo a prevedere al comma 7 che il progetto deve essere comunque redatto da professionisti iscritti negli appositi albi. 

Si tratta di due diversi ambiti di applicazione della norma, il primo riferito a dipendenti interni, il secondo a soggetti affidatari degli incarichi in questione in assenza dei primi, come risulta dall’espresso rinvio al comma 6 del citato articolo 90. 

La Sezione Toscana della Corte dei conti (vedi nota 4), ha ritenuto che tale disposizione (comma 7), si applichi anche al professionista assunto con contratto a tempo indeterminato per attività di progettazione con conseguente iscrizione obbligatoria all’albo il cui presupposto è requisito necessario per la costituzione del rapporto giuridico. 

Anche per quanto riguarda l’attività di collaudo, la stessa, a termini del 120 del Codice, quando è conferita a dipendenti dell’ente deve riguardare soggetti con elevata e specifica qualificazione con riferimento all’oggetto del contratto, alla complessità ed all’importo delle prestazioni, senza quindi richiedere l’iscrizione ad un albo professionale. 

Il legislatore non ha mai preso in esame, con riguardo alle situazioni sopra indicate, ma soprattutto con particolare riferimento alla prima (esercizio dell’attività di avvocato negli enti provvisti di avvocatura), l’aspetto del soggetto cui compete l’onere finanziario dell’iscrizione all’albo. 

Le posizioni della Corte dei Conti, sono univoche nell’accollare tale onere al dipendente con motivazioni anche concordi (vedi nota 5). Nella sostanza le Sezioni ritengono che l’iscrizione alla sezione speciale dell’Albo degli avvocati costituisce requisito necessario per l’esercizio dell’attività forense da svolgere alle dipendenze, per conto e nell’interesse dell’ente pubblico. Pertanto è requisito di ammissione ai fini dell’assunzione e, per consentire l’esercizio dell’attività, deve permanere per tutta la durata del rapporto di lavoro. 

Da ciò consegue che l’iscrizione ed il mantenimento della stessa sono da ritenere a carico esclusivo del dipendente e costituiscono un requisito fondamentale per lo svolgimento dell’ufficio cui è preposto il pubblico dipendente. 

Sotto l’aspetto della spesa, le Sezioni non ravvisano norme che pongono a carico di soggetti diversi dal dipendente interessato l’onere di sostenere il costo della tassa annuale, e quindi un eventuale accollo di questa da parte dell’ente costituisce assunzione di un onere non previsto, con conseguenti riflessi di responsabilità. 

Vi osta inoltre il principio in base al quale l’attribuzione di trattamenti economici può avvenire esclusivamente mediante contratti collettivi ed alle condizioni previste, mediante contratti individuali. In proposito l’articolo 27 del CCNL del 14.9.2000 del comparto AA.LL., non dispone nulla in proposito, ma solo con riguardo alle condizioni per l’attribuzione della retribuzione di risultato. 

Di diverso orientamento risulta il parere del Consiglio di Stato (vedi nota 6) che, senza entrare nel merito delle argomentazioni delle Sezioni della Corte dei conti, ritiene non condivisibili le conclusioni dalle stesse assunte. Secondo l’Organo di giustizia amministrativa l’iscrizione è funzionale allo svolgimento dell’attività professionale svolta in termini di esclusività nell’ambito di una prestazione di lavoro dipendente, attività che è resa continuativamente nell’interesse dell’ente di appartenenza. 

“Ne consegue che i costi per lo svolgimento di detta attività dovrebbero, in via normale, al di fuori dei casi in cui è permesso svolgere altre attività lavorative, gravare sull’amministrazione che beneficia in via esclusiva dei risultati di detta attività”. 

Come sopra rilevato, il problema si pone in maniera più ridotta per i dipendenti in possesso del titolo di studio per lo svolgimento di attività di architettura e ingegneria, essendo richiesta dal Codice dei contratti la sola abilitazione. Invece, per i dipendenti, tecnici diplomati, in servizio alla data di entrata in vigore della legge n. 415 del 1990, in assenza dell’abilitazione è richiesta la sola esperienza professionale di almeno cinque anni con inquadramento in profilo tecnico (art. 253, comma 16 del Codice). 


Luigi Cosco 


NOTE
1- Cass.,, sez. un., sent. n. 3733/2002. 
2- Cass., sez. un., sent. n. 1268 del 15.12.2000 che ha escluso che l’iscrizione possa essere compiuta nei confronti del segretario comunale il quale non svolge funzioni di natura esclusivamente legale nei confronti dell’ente in quanto le disposizioni del Tuel gli affidano compiti prevalentemente amministrativi e notarili. 
3- Cass. civ., sent. n. 11521 del 17.5.2007. 
4- Parere n. 11/2008. 
5- In particolare Sezione controllo per il Veneto n. 128/2008, e Toscana n. 11/2008. 
6- Parere 23 febbraio 2011, n. 678/2010, espresso con riguardo alla tassa di iscrizione all’Albo degli Avvocati dipendenti.

 



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